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Ott 0725

Se nel bilancio del LSE ci sono troppi debiti

Pubblicato da Daniele Di Teodoro alle 10:00 in fusioni ed acquisizioni


lstock.jpgCosa si potrebbe pensare se in un matrimonio, mentre uno dei due apporta una dote cospicua, l’altro…mette in comunione solo debiti? Bè penseremmo tutti quanti che quest’ultimo sta facendo il furbo, mentre il primo è un tantino fesso.

Ma questo è proprio quel che succede nel matrimonio, o meglio nella fusione fra la Borsa Italiana e quella inglese, il London Stock Exchange. Il patrimonio netto che quest’ultima porta in dote infatti è negativo. In poche parole questo vuol dire che, nel bilancio della borsa londinese i debiti sono superiori alle attività. Insomma, si potrebbe dire che siamo in presenza di un buco di bilancio.

Quanto basta per sollevare ipotesi di cattiva gestione dell’affare da parte dei vertici di Borsa Italiana Spa, per aver scelto di stringere una alleanza "scriteriata". E invece tutto questo, oltre a risultare alla luce del sole (basta leggere il bilancio di gruppo del LSE) non ha impedito alle autorità di mercato di dare la propria approvazione all’operazione.

Ma come si è arrivati a ciò? Il tutto è stato il risultato di una operazione di ristrutturazione societaria di gruppo portata avanti e conclusa più di un anno fa dal gruppo londinese. Infatti a quell’epoca fu creata una società (Lse Group), la quale successivamente ha acquistato azioni della Borsa di Londra, diventandone conseguentemente controllante (nonché capogruppo dell’intero gruppo di società).

La società (operativa) di gestione del mercato londinese aveva una capitalizzazione di mercato (prezzo per azione moltiplicato per il numero di azioni quotate della stessa società emittente), superiore al suo valore di libro. Ossia il valore che il mercato le attribuiva era ben superiore a quanto risultava dalle scritture contabili. Ragion per cui le sue azioni sono state pagate ad un valore superiore rispetto all’ammontare del suo capitale netto. Questo ha consentito alla società stessa di creare delle riserve distribuibili, una ricchezza che è stata puntualmente distribuita a manager ed azionisti, sia attraverso programmi di buy back (ossia il riacquisto di azioni proprie dal parte della società emittente) che di distribuzione di un sostanzioso dividendo straordinario (le risorse, ossia la liquidità necessaria per questa generosa distribuzione è stata attinta principalmente da due banche britanniche, la Royal Bank of Scotland e la Barclays).

Oltretutto ricordiamo anche che nei mesi scorsi, prima che si concretizzasse il matrimonio con Borsa Italiana Spa, il London Stock Exchange (LSE) era nelle mire di altri protagonisti dei mercati finanziari (il Nasdaq). La distribuzione di questo dividendo ai manager è servita a dissuaderlo dal cedere a tentazioni di accordi con quegli stessi protagonisti, evitando che il LSE potesse finire nell’orbita i altri protagonisti della finanza mondiale, vanificando gli accordi di fusione con Borsa Italiana Spa. Insomma la distribuzione di quella manna è servita a respingere gli attacchi di protagonisti non proprio desiderati. Tutto ciò ha portato in definitiva alla situazione di cui si parlava prima e, se la società operativa di gestione del mercato (la controllata, il LSE appunto) può esibire nel proprio bilancio un patrimonio netto positivo, pari a 2,58 miliardi, nel bilancio consolidato del gruppo figura quel segno meno a contraddistinguere il patrimonio netto che il gruppo porta in dote al matrimonio.

Dunque un buco presente nel bilancio del London Stock Exchange. Un buco che sarà coperto proprio grazie all’operazione di fusione, perché in seguito alla valutazione attribuita alla Borsa Italiana sarà possibile far emergere una differenza di fusione che andrà a più che compensare quella differenza negativa presente nel bilancio della borsa londinese.

Una operazione di ingegneria finanziaria che una volta tanto non lascia sul lastrico migliaia di risparmiatori che anzi, grazie alla distribuzione del dividendo straordinario ed al buy back attuati dalla borsa di Londra, hanno persino visto aumentare le propria ricchezza.

(Fonte: Il Sole 24Ore) 

 

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