Dic 0726
Alitalia contesa in difesa di Malpensa
Pubblicato da Daniele Di Teodoro alle 15:20 in crisi e risanamento d'impresa

La vicenda Alitalia sembra sia andata per traverso a tanti che si aspettavano una soluzione diversa da quella Air France-KLM. Anche se la partita verosimilmente non è ancora chiusa definitivamente.
Sono in tanti, in questi giorni a dormire sonni un tantino agitati. Dai sindacati che vedono pericoli di tagli di personale. Epifani: "si è scelto un piano del quale non si conosce il contenuto e su cui gravano molte incognite". Al potere politico, apparentemente preoccupato che la scelta del vettore franco-olandese voglia dire svendere la compagnia aerea di bandiera. Alle imprese esportatrici, comprensibilmente preoccupate di perdere i contati con i promettenti mercati di sbocco delle loro merci e servizi dell'oriente. Nei piani di Air France ci sarebbe infatti anche il progetto di ridurre da 17 a 3 i collegamenti intercontinentali di Alitalia, da ciò nasce appunto il timore di un danno agli interscambi commerciali delle nostre imprese. L'Asia è il secondo mercato di sbocco per le imprese lombarde e tagliare i voli Alitalia verso quelle destinazioni desta comprensibilmente non poche preoccupazioni negli imprenditori.
Il taglio delle rotte intercontinentali è considerato un errore anche da esperti del trasporto aereo che così vedono indubbi vantaggi per i concorrenti di Malpensa.
Preoccupazioni che dunque da un lato sono comprensibili. La scelta del vettore franco olandese impone indubbi sacrifici non solo ad Alitalia ma a tutto l'indotto. Ma quando una impresa va in default, quando fallisce l'alternativa è la sua chiusura. Oppure, come si sta tentando di fare, l'adozione di misure straordinarie che per forza di cose impongono sacrifici.
A questo punto si potrebbe fare un processo a tutti coloro che hanno avuto un ruolo nel fallimento di Alitalia ed i sindacati, che in queste ore urlano e si stracciano le vesti, non sono certamente immuni da colpe. Ma di certo è di gran lunga più importante cercare di salvare Alitalia e riportarla ad essere una grande compagnia aerea che possibilmente faccia profitti. E per farlo è necessario prendere le decisioni più giuste nel più rapido tempo possibile.
L'opzione Air France , pur con tutti i sacrifici che impone sembra quella più giusta (e più profittevole per gli azionisti, visto che riconosce loro 35 centesimi per azioni, contro il centesimo offerto da Air One) e più credibile. E' vero, ad una prima sommaria occhiata, il piano di Air One sembra quello migliore per Alitalia, proponendo da subito un incremento delle destinazioni intercontinentali. Un piano però non supportato nè da una adeguata struttura finanziaria (la debolezza finanziaria della cordata italiana, della quale fa parte Intesa SanPaolo, è stata certificata anche da analisti finanziari) nè da spiegazioni convincenti su come esso potrebbe funzionare.
Insomma in tutto il dibattito in corso si continua a parlare di Alitalia come se fosse una compagnia sana che può permettersi di scegliere il suo partner e le sue strategie di sviluppo. E invece ci troviamo di fronte ad una società decotta che "deve" accettare un necessario percorso di risanamento (che come tutti i percorsi di risanamento non sono privi di sacrifici) per poter tornare ad essere una sana compagnia che produce profitti. Scegliendo un partner adeguato allo scopo.
Intanto mentre su molti media passa il messaggio che ci sarebbe qualcuno (chi cioè appoggia il piano Air France) che vuole a tutti i costi penalizzare Malpensa, qualcuno mette a nudo le inefficienze e l'inadeguatezza dell'aeroporto milanese.






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